

56. La necessit di eliminare il veleno marxista.

Da: A. Hitler, La mia battaglia, Bompiani, Milano, 1934.

Nei sei mesi trascorsi in carcere nel corso del 1923, dopo il
fallito tentativo di colpo di stato dell'anno precedente, Hitler
inizi la stesura del libro Mein Kampf (La mia battaglia),
contenente il programma politico che avrebbe cercato di realizzare
negli anni successivi. Per raggiungere il fine ultimo, ossia la
rinascita della nazione tedesca, Hiltler riteneva che fosse
necessario dar vita ad uno stato forte, basato sulla potenza
militare e sulla purezza della razza; il popolo tedesco, in quanto
erede della superiore razza ariana, avrebbe quindi dovuto imporre
la propria supremazia agli altri popoli. I principali ostacoli da
eliminare per portare a compimento tale progetto erano considerati
il sistema politico liberale e democratico, il comunismo e
soprattutto gli ebrei. Significativo  il breve passo qui
riportato, nel quale l'attacco contro gli ebrei, il veleno
marxista e i partiti borghesi  accompagnato dalla ammirazione
per Mussolini, che, pieno di fervido amore per il suo popolo, non
venne a patti col nemico interno dell'Italia ma volle annientarlo
con ogni mezzo.


Se all'inizio e durante la guerra [il primo conflitto mondiale] si
fossero tenuti sotto i gas velenosi dodici o quindici migliaia di
quegli ebraici corruttori del popolo come dovettero restare sotto
i gas, in campo, centinaia di migliaia dei migliori lavoratori
tedeschi di tutti i ceti e di tutti i mestieri, non invano
sarebbero periti al fronte milioni di vittime. Eliminando in tempo
dodicimila furfanti si sarebbe salvata la vita a un milione di
Tedeschi, preziosi per l'avvenire. Ma fu degno della politica
borghese l'abbandonare, senza batter ciglio, milioni di creature a
una morte sanguinosa sul campo di battaglia e considerare sacre
dieci o dodici migliaia di traditori del popolo, imbroglioni,
usurai e impostori, proclamandoli intangibili. Quale  maggiore,
nel mondo borghese: la debolezza, la codardia, o l'abbietta
mentalit? In verit,  sacra al tramonto una classe che,
purtroppo, trascina con s nell'abisso un popolo intiero.
Nel 1923, la situazione era la stessa che nel 1918. A qualunque
genere di resistenza ci si appigliasse, occorreva anzitutto
eliminare dal corpo della nostra nazione il veleno marxista. E, a
mio parere, era allora primo compito d'un governo realmente
nazionale cercare e trovare forze risolute a dichiarare guerra a
morte al marxismo, e poi lasciare via libera a queste forze.
[...].
Io mi resi ben conto che la borghesia tedesca era al termine della
sua missione e non era pi in grado di assolvere nessun compito.
Allora riconobbi che i partiti borghesi litigavano col marxismo
per pura invidia, per solo spirito di concorrenza, senza nessuna
seria volont di distruggerlo; in fondo s'erano da tempo
acconciati all'annientamento della patria ed erano mossi solo
dalla grande preoccupazione di poter partecipare al convito
funebre. Solo per questo combattevano ancora. Fu quello il tempo
in cui - lo confesso apertamente - concepii profonda ammirazione
per il grand'uomo a sud delle Alpi che, pieno di fervido amore per
il suo popolo, non venne a patti col nemico interno dell'Italia ma
volle annientarlo con ogni mezzo. Ci che far annoverare
Mussolini fra i grandi di questa Terra  la decisione di non
spartirsi l'Italia col marxismo ma di salvare dal marxismo,
distruggendolo, la sua patria.
